LEONETTI NICOLA

Di Nicola Lionetti seniore, oriundo, si crede, da Cassano Murge, si ignora con esattezza quando siasi stabilito in Andria.

Era fabbricante di alcool ed aveva in moglie Grazia Bruci da Corato.

Ignoriamo la data della sua morte. Sappiamo che ebbe due figli: Tommaso e Maria Anna. Tommaso nacque in Andria verso il 1807, morì il 28 aprile 1877. Fu nomo retto, integro, cattolico senza ostentazione.

Ereditò dal padre la fabbrica di alcool, ne impiantò una di cera, ed un grande magazzeno di formaggi, che provvedeva all’ingrosso due provincie. Sposò la N. D. Benedetta Musti di Barletta, nipote del celebre Cardinale Musti, Arcivescovo di Benevento. Fu essa l’angelo tutelare dello sposo e della famiglia.

Ebbero tre figli: Nicola, Oronzo e Grazia. Grazia sposò il chiarissimo dottore in Legge, notaio Michele De Simone, e morì in fresca età, lasciando i due germani Tommaso e il Can. D. Giuseppe.

***

Nicola si laureò in legge a Napoli, dove sposò la signorina Clementina Giliberti, figlia di magistrato, sorella di Enrico, già presidente della Corte di Appello di Trani, e di altri valorosi avvocati del foro napoletano.

Fu uomo di intelligenza non comune, consigliere saggio e prudente, generoso nel venire in aiuto a chi faceva ricorso a lui.

Coprì sempre con amore distinte cariche. Fu varie volte Sindaco della città, sempre stimato, rispettato, ben voluto per la sua onestà, rettitudine, bontà.

Se per forza di partiti talvolta dovette dimettersi, lasciò sempre ai suoi successori una florida eredità: è infatti ricordato quale grande e accorto amministratore.

Da Consigliere Provinciale riuscì acchè Andria non fosse onerata da canone alcuno pel contributo alla tramvia. Credente sincero, di principi politici sempre uguali, decisamente avverso alle false teorie, fu uno dei fautori dell’ Appula. Quando, per odio settario, furono tolte le temporalità a S. E. Mons. Staiti, di venerata memoria, egli andò a Roma, espose la verità delle cose al Ministro dei Culti, che era allora S. E. Gianturco, gloria lucana, ed ottenne che il Vescovo ritornasse in Andria, rispettato e venerato.

***

I fratelli Nicola e Oronzo ereditarono da una zia paterna, sposata al sig. De Benedictis da Trinitapoli (premorto senza figli) un latifondo che non rendeva quasi nulla. I due fratelli, sempre d’accordo, e un po’ per volta a conduzione diretta, lo trasformarono in un giardino, vigna, oliveto e mandorleto. La vigna venne distrutta, ma ora sorge un po’ per anno.

Oronzo, uomo dedito agli affari, ereditò, per così dire, il moto perpetuo (proprio dello stemma di famiglia): Motus et orda. Con probità e saggezza continuò a gestire due fabbriche di alcool, una in Andria, l’altra in S. Ferdinando di Puglia, un magazzeno di formaggi e uno di legumi, sempre unito e d’accordo col fratello.

Sposò la signorina Cristina D’Angelo dell’avv. Marco da Rionero in Vulture. Ebbe quattro figli: Tommaso, Benedetta, Teresa e Anna.

Benedetta sposò il gentiluomo Vincenzo Tannoia fu Antonio; Teresa si fece Figlia della Carità; Anna sposò il cognato del fratello, Conte Salvatore Balsamo fu Federico.

***

Il cav. Nicola non ebbe figli, ma nutriva grande affetto per i figli del fratello, specie per Tommaso, che alla morte del padre (morto senza testare), istituì erede universale di tutti i suoi beni (dando anche qualche casa alle nipoti). Il nipote Tommaso, per la morte del padre, interrotti gli studi universitari, fu costretto a ritirarsi in famiglia, senza alcuna guida, per l’amministrazione dell’azienda, e con grandi sacrifizi riuscì a conservare intatto il patrimonio. Sposò la signorina Michela Balsamo del Conte Federico da Brindisi, ben noto amministratore Comunale e Provinciale, e della Baronessa Caterina Romano, vera nobildonna eletta.

Essa contribuì con le doti e la dote al benessere della famiglia. Ebbero quattro figlie, delle quali la prima, Cristina, sposò il dottore Giulio dell’avv. Ferrara di Bitonto.

Può dirsi che i Leonetti esprimano da Tommaso senior a Nicola, che come s’è detto, fu una vera illustrazione del casato, al vivente Tommaso, il vero tipo del « gentiluomo di campagna » tipica « personalità » della vita meridionale e della nostra Puglia.

L’amore all’agricoltura vinceva sulla stessa tradizione professionale della famiglia ed allora l’avvocato abbandonava la toga, come il medico poneva fuori uso il bistury ed il termometro. Uomini che amavano le belle cavalcature ed i viottoli campestri, conoscitori di orarii antelucani, accorti studiosi della meccanica e della chimica agricola.

Così solo può spiegarsi la fortuna della nostra agricoltura, così vanno intese le conduzioni dirette dei fondi, così il continuo, accorto, sagace bonificare delle nostre petraie.

***

Qualche volta questi gentiluomini di campagna saranno anche degli studiosi come dei pensatori, dei politici come degli amministratori di cosa pubblica, e allora la figura chiarissima di Don Nicola Leonetti, che alternava alle manifestazioni della sua ardente fede cattolica, le cure all’amministrazione della sua Andria e l’amore al suo patrimonio terriero, va più capita e più amata.

Di questo casato magnifico, oggi, Don Tommaso continua le belle e lodevoli tradizioni.

Tratto da “Puglia d’Oro”


L’edizione originale è disponibile nel volume “Puglia d’Oro” pubblicato dalla Fondazione Carlo Valente onlus con Edizioni Giuseppe Laterza srl, come ristampa dei tre volumi curati negli anni 1935, 1937 e 1939 da Renato Angiolillo.

Edizioni Giuseppe Laterza srl
Bari, piazza Umberto I n.29 – Tel. 345 623 6207 – Email info@edizionigiuseppelaterza.it

Consulta la pagina dedicata sull’edizione storica: