LEONCINI MICHELE

Del padre Vincenzo, Michele Leoncini scrisse in un diario autobiografico assai semplice: «il mio povero papà, morto a 75 anni a Portovecchio in Cosentino ( Arezzo) dove nel 1906, si era a villeggiare, era un uomo degno di molto rispetto. Giovanissimo, in tempi in cui il malgoverno borbonico infieriva nelle provincie meridionali, egli volontario esule aveva combattuto nelle pianure lombarde contro gli Austriaci e nella battaglia di Goito era stato ferito di baionetta al petto. Tornato in Patria e segnato tra i sospetti politici aveva, alla meglio, compiuti gli Studii legali a Trani, ritirandosi quindi a Gravina, dove vi aveva esercitato l’avvocatura. » Questi i tratti salienti del padre di lui.

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Michele Leoncini aveva, come si vedrà, ereditato le virtù della dirittura e della tenacia ed anche dell’ingegno paterno.

Un Annuario, dell’anno 1925, del R. Liceo Scientifico di Brescia, gli dedica, in un accorato necrologio, un saluto in memoria, ricordandolo per le sue doti umane e per il suo alto valore scientifico.

Breve la sua biografia: Egli nacque il 15 febbraio 1871 in Gravina (Bari). Compiuti gli studii nella città natale, ottenne il posto di alunno interno nella scuola normale di Pisa e presso la R. Università di Pisa conseguì nel 1893 la laurea in matematica, compiendo nell’anno successivo il corso di perfezionamento, avendo vinto il Concorso, per il legato Lavagna. Insegnò matematica dal 1895 nei Regi Ginnasii di Pallanza, Aquila, Genova, Bari e dal 1900 in quello di Brescia. Dopo 23 anni di insegnamento nella città lombarda avrà la nomina ad ordinario di fisica e di matematica nel Regio Liceo Scientifico.

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Il 28 Maggio del 1925 Michele Leoncini, insegnante di valore altissimo, cittadino e padre esemplare, continuatore in altra terra di virtù di onestà e di tenacia che sono proprie della gente pugliese, era colpito a morte dalla follia criminale di un alunno, che con un’arma da fuoco volle vendicare una bocciatura.

L’Italia scientifica e scolastica pianse quest’uomo d’eccezione e tributi di ricordi in Brescia attestano l’amore e la stima che egli s’era guadagnato in 25 anni di insegnamento.

Nel 1929, infatti, un gruppo di scienziati e di studiosi bresciani si raggruppano e lanciano una sottoscrizione regionale e nazionale per erigere una « Fondazione Michele Leoncini » di cui dovrà beneficiare uno studente orfano e povero.

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In un proclama lanciato dal comitato si legge tra l’altro: « Fra i migliori nostri era questo collega valentissimo, che nella scuola e nella vita portò per tanti anni l’esempio di un dovere scrupolosamente inteso e servito, di una cultura vivificata da un austero amore della scienza, di una rettitudine assoluta, di una graduata disciplina civile, di una schietta fedeltà alla cara consuetudine degli affetti famigliari.

Fu anche in Brescia, ormai seconda patria di lui, che venne scrivendo, nel periodo della sua raggiunta maturità scientifica, varie opere, di cui ricordiamo: Aritmetica ed Algebra in 2 volumi ed in varie edizioni; Trigonometria piana; Nozioni di geometria analitica. Fu anche collaboratore (1915-16) del Bollettino di Matematica e di altri importanti giornali e riviste di scienza.

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Quest’uomo cui Brescia ha dedicato tributi e lapidi e imperituri ricordi marmorei e che nel campo dell’insegnamento è caduto come un soldato in trincea e che nell’agone scientifico ha raggiunto tappe di comando non ci pare sia stato mai troppo sufficientemente ricordato nella sua terra d’origine e di nascita: in Puglia.

Nè certo varrà il ricordo che questa rassegna lascia di lui.

Tratto da “Puglia d’Oro”


L’edizione originale è disponibile nel volume “Puglia d’Oro” pubblicato dalla Fondazione Carlo Valente onlus con Edizioni Giuseppe Laterza srl, come ristampa dei tre volumi curati negli anni 1935, 1937 e 1939 da Renato Angiolillo.

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